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LA NOSTRA STORIA

II Moletto vanta oggi una squadra affiatata, come solo una famiglia sa essere, guidata da entusiasmo e intraprendenza ma senza perdere mai il contatto con le proprie radici. Quelle che affondano nella terra, che hanno bisogno di dedizione e di attenzione, di passione e di fatica. Quelle che si chiamano “cultura del vino”, inteso come dono che la terra rende a chi la sa amare, custodire, rispettare.
Un dono che la famiglia Stival ha piacere di condividere con gli amici, sempre benvenuti nella sua tenuta di Motta di Livenza per visitare la cantina ed i vigneti.
E degustare insieme i profumi, il fascino e la cultura di questa storia millenaria.

C’era una volta un bosco, chiamato “Moletto”…

La storia dell’azienda Moletto inizia con la graduale ma irreversibile cancellazione di un bosco. Un’operazione che oggi potrebbe apparire assai discutibile e dolorosa, ove non si consideri lo stato di necessità che oltre cinque secoli fa si venne a creare in questi luoghi, e che ebbe a dare frutti ancora diversi e certamente non subito prevedibili.

“Né queste selve esistevano solamente nei primi secoli dell'era volgare, ma anche più tardi assai. Ottone Orseolo, doge, in un diploma dato ai cittadini di Eraclea nel 1015, parla di una estesa foresta, la quale arrivava quasi alla Livenza e serviva anche per le caccie dei Dogi, inquantoché alimentava numerosissimi cervi e cinghiali.” (L. Rocco, Motta di Livenza e suoi dintorni, Arnaldo Forni Editore, ristampa dell’edizione di Treviso 1897).

XV secolo

Il Bosco del Moletto faceva parte della Podesteria della Motta, un ampio territorio suddiviso in 13 circoscrizioni che i Dogi veneziani governavano attraverso un patrizio appartenente all'aristocrazia della Serenissima e che risiedeva nel palazzo pretorio di Motta. Alla prima di queste circoscrizioni - Motta e Riva di Livenza - faceva capo la zona del Moletto, indicata come una delle sette unità (colmelli) in cui il Comune era diviso.

XVI secolo

1502 Il bosco: prima risorsa preziosa per La Motha, poi il taglio progressivo.
1522 Un nuovo suolo coltivabile
1528 La confisca del bosco, ridotto in Serenissima Signoria.


Bisogna arrivare al 1502 per avere notizia documentata di lavori che interessano assai da vicino il Bosco del Moletto.
L’opera di ricostruzione di Motta di Livenza assalita, abbattuta ed incendiata dagli Ungheri nel 1412 si completa agli inizi del 1500. Un’ordinanza del sindaco Jieronimo del Guerra propone di erigere a difesa della città una porta sopra il ponte piccolo del Monticano e una piccola torre (torresin) sulla quale collocare un orologio presso il ponte sul fiume Livenza. Per entrambe queste opere murarie si stimava un fabbisogno di 25.000 mattoni, che si sarebbero preparatei dietro la zona del Bosco del Moletto, proprio perché il bosco doveva offrire la legna necessaria alla cottura dei laterizi. E 50.000 mattoni vennero fatti ancora alle Campagnole e cotte a cura dei monaci del convento di Santa Maria delle Grazie, autorizzati dal Sindaco Jieronimo del Guerra «a tagliare le legne occorrenti nel Bosco del Molletto.»

«... ad honor e gloria de la prelibata Signoria Nostra et del magnifico nostro Rector presente, et ad exemplio e contemplation de li nostri successori, l'anderà parte in questo nostro Conselgio che per adornamento de questo nostro Castello se habia a far far per comun, apresso el nostro boscho del molleto, miara vintitinque prie et facte cuoxer cum le legne del dicto boscho, le qual prie se habia a metter in opera a costruction de una porta over revelin sora el ponte pizolo del Montegan; et el resto a edificar uno Toresin per meter lo arloio de le hore, fora la porta de la livenza, in cavo la piazza ...» (Monoscritti dell’Archivio Comunale, libro I, carte 186).

A partire dal 1450 il bosco del Moletto venne gradualmente perdendo il proprio patrimonio di alberi in conseguenza dell’utilizzo del legname. L’area si trasforma così in nuovo suolo coltivabile, quantificato nel 1522 in duecento campi di lavoro che vennero dati in affittanza.
La maggior parte del bosco si trasformò in campi arativi, prativi e vigne.
Nel 1528 un provvedimento della Repubblica Serenissima confiscava quel che restava del Bosco del Moletto alla comunità di Motta che ne perse così il possesso dopo duecento anni.

XVII secolo

L’ampia estensione di terreno passò alle maggiori famiglie del luogo: quegli aristocratici veneziani – i Morosini, i Condulmer, i Foscarini-Cornaro – che si appropriarono di buona parte dei fondi denominati “Beni Comunali” (beni da sempre appartenuti ai comuni, in seguito assoggettati alla Repubblica).

«Li nobili et citadini veneti inrichiti volevano triunfare et vivere et atender a darse piacere et delectazione et verdure in la terraferma et facevano palazzi et espendevano denari assai.» (Girolamo Priuli)

XVIII secolo

Il catasto Nani del 1726 riporta una precisa descrizione di quella piccola porzione del bosco chiamato del Moletto, fondo di pubblica ragione composto di roveri, novellami e legne dolci minute.
Il castasto della nobildonna Elisabetta Cornaro Foscarini del 1765 descrive una grande proprietà terriera di circa 2000 campi trevigiani. Tra questi fondi anche il Moletto Sotto La Motta con la specifica delle colture (arativo prativo vitivo, prativo, bosco).

XIX secolo

Tra la fine del 1700 e i primi anni del 1800, si avvicendano nel nostro territorio due amministrazioni straniere: quella francese (fino al 1815) e quella austriaca.
Gli atti preparatori al Catasto Austriaco, descrivono il territorio in arativo, vitato, arborato e prativo; tra i prodotti principali del territorio viene indicato il vino.
Nel 1897 la prima industria del mandamento è l’agricoltura.

Uno spaccato della fine dell’800 ce lo offre lo storico Lepido Rocco:
«... Anni addietro abbondavano i boschi, dei quali oggi non resta che qualche piccolissimo avanzo…»
«... (fra i legnami) fruttiferi abbondano…soprattutto la vite, particolarmente da vino raboso e marzemino rosso e pignolo e verduzzo bianco.»
«La prima industria del mandamento è l’agricoltura. …Va resa lode particolarmente ad alcuni intelligenti proprietari che tentano di rimettere in onore i calli sulle mani facendosi pionieri di un’altra nobiltà, la nobiltà della zolla.»
Tra questi il conte Luigi Revedin prima e poi il figlio, conte cav. Ruggero, che amministrarono con rara ed intelligente operosità i loro vasti poderi ricomprendenti pure l’estesa area ove un tempo sorgeva il Bosco del Moletto.

XX secolo NUOVI ORIZZONTI

1960 Mario Stival acquisisce l’area del Moletto
1967 La svolta: inizia la produzione e la commercializzazione i vini Moletto
1984 Il riconoscimento dell’indicazione geografica Moletto


In questo secolo, una parte di quella che era la vasta area su cui sorgeva il Bosco del Moletto, ed in particolare quella appartenuta a Corrado Gini, statistico fra i maggiori, divenne di proprietà di Mario Stival. Egli con intuito ed un pizzico di spregiudicatezza – doti specifiche dei pionieri - incominciò a sistemare e rivoluzionare quella campagna tutt’altro che ferace: levò le piccole macchie di roveri, platani e acacie che intralciavano le parti produttive vitate preesistenti, livellò i terreni, costruì un nuovo sistema di scoli, pur di rendere produttiva una terra rimasta in pratica abbandonata per decenni.
A partire dal 1963, appurata appieno la vocazione del terreno - di natura argilloso calcarea - e considerata la tradizione agricola che aveva segnato la storia di questi terreni nei più recenti secoli, con coraggio iniziò l’impianto di vigneti fino a coprire l’attuale superficie; sono quasi un centinaio di ettari.
È nel 1967 che inizia la commercializzazione dei vini a marchio Moletto. Un nome prestigioso, prezioso come il bosco antico e rispettoso di quel bosco e della sua storia.

Nel 1984 il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, riconoscendo il valore enoico e storico dell’area, conferisce l’indicazione geografica per i vini pregiati prodotti nella zona individuata e delimitata dal Decreto Ministeriale e sancisce così l’esclusività di tale privilegio per i vini del «Moletto».

Moletto: a family company

Fondamentale fin dalle origini dell’azienda, il supporto ricevuto da Mario Stival dalla moglie Annamaria, ed in seguito - a partire dagli anni Ottanta - e tuttora, la collaborazione dei figli Mauro, Chiara e Giovanni nell’elevare i vini Moletto, storicamente presenti ed apprezzati nel territorio, ad un appeal internazionale, conferendo loro una qualità e un “carattere” sancito dai successi loro tributati.

“Il nostro impegno è rivolto alla valorizzazione di questo territorio, attraverso la conservazione dell’habitat naturale e della sua calda atmosfera di un tempo e attraverso la nostra appassionata, continua dedizione nel creare prodotti volti all’eccellenza, nel rispetto della vocazione e tradizione secolare di queste terre.”

II Moletto vanta oggi una squadra affiatata, come solo una famiglia sa essere, guidata da entusiasmo e intraprendenza ma senza perdere mai il contatto con le proprie radici. Quelle che affondano nella terra, che hanno bisogno di dedizione e di attenzione, di passione e di fatica. Quelle che si chiamano “cultura del vino”, inteso come dono che la terra rende a chi la sa amare, custodire, rispettare.
Un dono che la famiglia Stival ha piacere di condividere con gli amici, sempre benvenuti nella sua tenuta di Motta di Livenza per visitare la cantina ed i vigneti.
E degustare insieme i profumi, il fascino e la cultura di questa storia millenaria.